
MANDORLE
MANDORLE, L'ORO TURESE
La pianta del Mandorlo originaria della zona asiatica, giunse in Puglia circa 2000 anni fa, grazie al commercio dei Fenici e Greci nel Mediterraneo. Nella Tarentum della Magna Grecia, venivano già consumate le mandorle chiamate "meddèsche" mandorle con guscio morbido, facili da consumare, e conosciute già al tempo, per le loro caratteristiche nutrizionali. Il territorio pugliese si è nel tempo ben prestato alla coltivazione di questa pianta forte e robusta in grado di crescere anche nei terreni più aridi del territorio murgiano.
La provincia di Bari, e in particolare Turi, è un centro importante per la produzione di mandorle pugliesi, conosciute in tutto il mondo per la loro eccellente qualità. Oggi, la Puglia conta circa 19.000 ettari di mandorleti, di cui 150 ettari sono coltivati nell’agro di Turi, con cultivar come la “Tuono”, la “Mosetta”, la “Filippo Cea”, la “Genco”, la “Caputo”. In genere nelle campagne del sud-est barese il mallo si apre alla fine di agosto e la raccolta termina prima dell’inizio della vendemmia.
Una volta questa operazione veniva svolta mediante l’ausilio di verghe di noce per battere i rami e di teli per raccoglierle, immagazzinandole in sacchi di juta per il trasporto. Le operazioni di rimozione manuale del mallo rappresentavano momenti iconici dell’anno e fortemente identitari, cui partecipavano interi nuclei familiari con l’aggiunta a rotazione delle famiglie del vicinato, che si ricambiavano il favore. Momenti in cui si lavorava e chiacchierava tutti insieme. Il mallo rimosso veniva usato per concime.
Seguiva la fase di asciugatura del frutto che era un qualcosa di molto pittoresco, con immense distese dorate di mandorle baciate dal sole settembrino, adagiate coi teli sugli ampi marciapiedi ed in qualsiasi zona pianeggiante lo consentisse, col proprietario che con un rastrello le distendeva per farle asciugare meglio. Operazione da ripetersi ogni giorno sino al distacco del seme interno dal frutto. Una volta asciutto il frutto della mandorla veniva immagazzinato nelle soffitte o nelle cantine o comunque in luoghi asciutti e tenute li sino al momento della vendita o del loro utilizzo.
La mandorla nella storia non è stata solo consumata come frutta secca e alimento principe per il suo alto contenuto di acidi grassi polinsaturi e acido folico, con una buona dose di vitamina E, ma impiegata anche nella medicina e la farmacopea, per la produzione di oli, profumi e unguenti. Nella nostra Turi, grazie alla presenza di conventi e monasteri proprietari di appezzamenti dove la mandorla veniva coltivata, si è tramandata anche la tradizione di alcuni suoi usi culinari, quali ad esempio i dolci di mandorla.
Oggi giorno a Turi le dolciarie tramandano la tradizione e sono conosciute nel circondario per la produzione ben 16 tipologie di finissimi dolci di mandorla, fra le quali spicca la “Faldacchea di Turi”, celebre e indiscussa regina dei dolci turesi, realizzata utilizzando esclusivamente mandorle prodotte in Terra di Bari.





