
TRÒNERE
TRÒNERE, L'ORGOGLIO DI TURI
Questa specialità a base di carne, viene cotta lentamente in un tradizionale tegame in terracotta detto “u tiène”.
Si tratta dunque di un grossi involtini di carne di vitello, delle dimensioni del pugno chiuso di una mano, del peso che può variare fra i 250-300g, farciti internamente con pezzi di provolone casereccio semi-piccante, ventresca di maiale non stagionata, sale, pepe, e prezzemolo.
Gli involtini, chiusi con stuzzicadenti, vengono adagiati su un buon strato di cipolle bianche tagliate a rondelle disposte sul fondo del tegame, per essere guarnite con olio, pomodorini e acqua sino a coprire gli involtini. Si termina predisponendo un altro strato di cipolle a copertura, per mantenere internamente la giusta umidità in fase di cottura, che avviene a fuoco lento per tre-quattro ore rigorosamente nel forno a legna. Il termine "trònere" al plurale e “truène” al singolare, derivano dall’espressione dialettale usata per indicare il "tuono", proprio per richiamare l’effetto che la stessa prelibatezza riproduce sulle papille gustative di chi lo assaggia.
Il piatto è antico, infatti si hanno notizie che lo stesso venisse servito nelle cantine e osterie turesi del XIX secolo, accompagnato da vino primitivo, nel tradizionale spuntino messo a disposizione dei facchini delle carovane partecipanti al “carnevale storico” turese celebratosi sino al 1936. I trònere avranno nuova diffusione e fama nell’immediato dopo-guerra divenendo una pietanza preparata anche nelle case turesi per occasioni conviviali.





