Un segreto di zucchero tra chiostri e silenzi
- TuriBorgoAntico

- 6 feb
- Tempo di lettura: 2 min

Le Tette delle Monache raccontano una storia di grazia e tecnica, di mani attente e tempo lento, in cui
la dolcezza nasce dietro le grate dei conventi. Nel Sud Italia, e in particolare ad Altamura, i conventi non erano solo luoghi di clausura ma autentici laboratori di sapere gastronomico: le suore — clarisse, benedettine, carmelitane — perfezionavano tecniche di montaggio delle uova, cotture leggere, creme vellutate e impasti aerati, ben oltre la cucina domestica del tempo. In questo contesto prendono forma i dolci a forma di cupola che oggi chiamiamo Tette delle Monache, sofficissimi gusci di pan di Spagna farciti con crema chiara e appena velati di zucchero a velo, autentici segni di una tradizione che fonde arte dolciaria e devozione silenziosa.
La grazia della forma e la discrezione del nome nascono dal linguaggio popolare e dal modo in cui la fantasia dei visitatori si intrecciava con la semplicità delle cose buone: un dolce dalla forma morbida e tondeggiante, che evoca immagini di armonia e pienezza, e che la tradizione ha associato alla figura delle monache capaci di creare meraviglie con pochi ingredienti e grande maestria. Il nome stesso — pur potendo destare curiosità — qui resta un sussurro che racconta più di cultura che di provocazione.

Oggi le Tette delle Monache sono uno simbolo della Puglia autentica, custodite gelosamente nelle pasticcerie artigianali, rievocate nelle cucine di famiglia e apprezzate dai visitatori che le scoprono nei vicoli di pietra delle città storiche. Questi dolci non sono semplici dessert: sono frammenti di storia e memoria, pezzi di un passato in cui la dolcezza si costruiva con cura, gesto dopo gesto, e si offriva come un dono gentile a chi sapeva apprezzare la sobrietà del sapore e la leggerezza del cuore.


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