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“Jèje figghie alla gaddìna bianghe”

Quando il dialetto racconta il privilegio

Nel dialetto di Turi, alcune espressioni non sono solo parole: sono racconti stratificati, eredità culturali che arrivano da lontano.“Jèje figghie alla gaddìna bianghe” è una di queste.

Si dice di chi gode di attenzioni speciali, di chi sembra nascere con una corsia preferenziale già tracciata. Un modo di dire che affonda le sue radici addirittura nella Roma imperiale: dalla locuzione latina gallinae filius albae nasce un’immagine potente, legata alla figura di Livia Drusilla, moglie di Augusto. La leggenda narra che una gallina bianca, caduta dal cielo tra le sue braccia, divenne presagio di fortuna e protezione. Da allora, i suoi nati non furono sacrificati, ma custoditi.

Nel linguaggio quotidiano, questa storia millenaria diventa ironia popolare, osservazione sociale, memoria collettiva.

Il dialetto di Turi non spiega: evoca. E ogni parola, se ascoltata con attenzione, porta con sé un mondo intero.



FONTI E CREDITI

Fonte originale: Rubrica dialetto – Il Paese

Numero: luglio–agosto 2020

Testo: Vincenzo Pascalicchio

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