top of page

Turi, la città che affiora dalla terra

Aggiornamento: 3 gen


Peuceti, tombe, mura e memorie: il patrimonio archeologico invisibile


C’è una Turi che non si mostra immediatamente allo sguardo, ma che continua ad affiorare dal sottosuolo, restituendo frammenti di una storia antichissima. È la Turi dei Peuceti, delle necropoli, delle mura medievali, degli insediamenti preistorici e delle scoperte archeologiche emerse nel corso di oltre un secolo, spesso in modo fortuito, durante lavori urbani o scavi occasionali. Una città stratificata, complessa, che racconta un passato di grande rilievo e che, ancora oggi, fatica a trovare una piena valorizzazione.

Come scrive Giovanni Lerede nell’inserto de il paese, la storia archeologica di Turi è una storia fatta di pazienza, attese e interruzioni, di scoperte importanti seguite da lunghi silenzi. Non a caso l’espressione “la pazienza dei Peuceti” diventa una chiave di lettura efficace per comprendere il destino di un patrimonio che continua a riaffiorare senza essere mai definitivamente assunto come risorsa condivisa.

Le prime tracce di un insediamento umano nel territorio di Turi risalgono alla preistoria. Nel 2003, in contrada Lamarossa, vengono rinvenuti strumenti litici in pietra dura e in pietra arenaria, attribuiti a un villaggio di capanne dell’Eneolitico. I reperti, studiati dalla Soprintendenza Archeologica e pubblicati nel quaderno Sulletracce del Centro Studi di Storia e Cultura di Turi, testimoniano una frequentazione stabile del territorio già in epoche molto remote.

Nel 2004, durante lavori in via Tommaso Fiore, affiora una tomba con uno scheletro e un ricco corredo funerario composto da vasi integri, fibule in bronzo e ferro, elementi decorativi in ambra e pasta vitrea. Gli archeologi datano la sepoltura al IV secolo a.C. e ipotizzano che appartenesse a una giovane donna, confermando l’importanza del centro peuceta di Turi e la presenza di una comunità strutturata e socialmente articolata.

Una delle scoperte più significative avviene però nel 1990, in via Castellana, dove emergono i resti di un antico abitato peuceta insieme a sepolture di particolare rilievo. Tra queste, una tomba maschile con armamento, definita dagli studiosi come la “tomba del guerriero”, offre per la prima volta a Turi non solo un contesto funerario, ma anche un quadro più ampio dell’organizzazione dell’abitato. Come sottolinea l’archeologo Donato Labate, si tratta di un ritrovamento fondamentale perché consente di leggere la vita quotidiana, le gerarchie sociali e le relazioni culturali di una comunità inserita nei circuiti del Mediterraneo antico.

Tra i reperti più straordinari legati alla Turi peuceta spicca la celebre tomba scoperta nel 1932, nota per il grande cratere figurato attribuito al cosiddetto Pittore di Priamo, oggi conservato presso il Museo Archeologico Metropolitano di Bari. Il vaso, decorato con raffinate scene dionisiache, rimanda al mondo del simposio e del rito, rivelando il prestigio sociale del defunto e l’alto livello culturale della committenza. Attraverso questo manufatto, Turi si colloca in una dimensione storica e artistica di respiro magnogreco, testimoniando un dialogo continuo tra cultura indigena e influenze elleniche.


Le stratificazioni non si fermano all’età antica. Nel corso dei secoli, la città si trasforma, si fortifica, si riorganizza. Gli scavi effettuati nel 2018 durante i lavori di ripavimentazione in piazza Chiesa riportano alla luce tratti della cinta muraria medievale, in prossimità dell’antica Porta Rossa, uno degli accessi principali all’abitato storico. Le strutture rinvenute, più antiche di quanto si immaginasse, confermano l’importanza strategica di quest’area. Lo scavo, inizialmente documentato e messo in sicurezza, viene successivamente lasciato privo di una reale valorizzazione, diventando simbolo di un patrimonio che riemerge ma resta sospeso, in attesa di una visione capace di integrarlo nella vita della città.

Nel 2010, nei pressi del Cimitero Vecchio, vengono individuate quattro tombe databili tra il VI e il III secolo a.C., mentre nel 2014, durante i lavori di ristrutturazione degli ambienti attorno al chiostro della Biblioteca comunale, affiora un frammento della Turi più antica, riferibile a un villaggio di capanne dell’età del Ferro. Anche in questo caso lo scavo viene ultimato e sistemato, ma mai attrezzato per la fruizione pubblica.



Dall’insieme di queste scoperte emerge con chiarezza un dato: Turi possiede tutte le caratteristiche per essere riconosciuta come una città archeologica diffusa. Lo evidenzia con forza l’inserto de il paese (n. 323, luglio–agosto 2024), mettendo in relazione ritrovamenti, studi, mappe e testimonianze che coprono un arco cronologico amplissimo, dalla preistoria all’età medievale. Progetti come il Museo della Pietra, il Museo della Città o il Museo di Thuriae Peuceta, più volte evocati nel dibattito culturale locale, restano a oggi idee incompiute, nonostante la solidità scientifica delle basi su cui poggiano.



Raccontare oggi la storia archeologica di Turi significa restituire dignità a una memoria profonda e frammentata, trasformando la conoscenza in consapevolezza collettiva. Significa riconoscere nell’archeologia non un vincolo allo sviluppo, ma una risorsa capace di generare identità, cultura e futuro. Perché una città che sa leggere le proprie radici non resta prigioniera del passato, ma trova proprio nel passato gli strumenti per progettare ciò che verrà.


Fonti e crediti


Testi e ricerche tratti e rielaborati da : Giovanni Lerede, il paese, n. 323, luglio–agosto 2024 Donato Labate, studi sull’abitato peuceta di Turi e sull’archeologia del territorio

Centro Studi di Storia e Cultura di Turi, quaderno Sulletracce

Fotografie: Giovanni Palmisano, Archivio Soprintendenza Archeologica della Puglia

Reperti citati: Museo Archeologico Metropolitano di Bari

Commenti


TURI
© COPYRIGHT 2025 GRAF Srl - Tutti i diritti sono riservati
bottom of page