Sant’Oronzo a Turi: tre secoli di devozione, tra grotta, visioni e storia viva
- TuriBorgoAntico

- 23 gen
- Tempo di lettura: 3 min
Aggiornamento: 25 gen
Nel cuore della Puglia, a Turi, la devozione per Sant’Oronzo affonda le sue radici in un racconto che intreccia fede, storia e identità collettiva. Un culto che nasce da una grotta, attraversa i secoli e continua ancora oggi a definire l’anima di una comunità.
1726: l’apparizione nella grotta
È la primavera del 1726 quando, secondo la tradizione documentata, Sant’Oronzo appare a Fra’ Tommaso da Carbonara, frate francescano riformato realmente esistito. Non un visionario marginale, ma un religioso stimato, inserito nella vita del convento dei Riformati di Turi. Proprio questa credibilità sarà decisiva per radicare l’evento nella memoria collettiva.
La grotta – aspra, selvaggia, angusta – diventa improvvisamente luogo sacro. Qui il Santo chiede di essere onorato, promette protezione, invita il popolo a non dimenticare. Da questo momento prende avvio un processo lento ma inarrestabile: la trasformazione di un culto incerto in una devozione strutturata, riconosciuta e condivisa.

La “Distinta Relazione” del 1757
Il passaggio decisivo avviene nel 1757, con la redazione della celebre “Distinta Relazione sulla Grotta del glorioso martire Sant’Oronzo”, documento fondamentale per la storia religiosa di Turi. Il testo, redatto da tre canonici della Collegiata (Agostino Gonnella, Antonio Dalena e Francesco Capogrosso), raccoglie memorie orali, eventi miracolosi, apparizioni e testimonianze, fissandole in una narrazione ufficiale.
Qui si raccontano le paure di un popolo segnato da carestie, pestilenze e terremoti, ma anche la rinascita spirituale che Sant’Oronzo rappresenta come protettore e martire. La grotta diventa meta di pellegrinaggi, si edificano strutture di accesso, si consolida una liturgia.

Dalla grotta alla chiesa
Tra il 1727 e il 1731 vengono realizzati il lucernario, la scalinata monumentale e infine la chiesa di Sant’Oronzo, che ancora oggi domina il complesso. Non nasce come semplice edificio di culto, ma come segno tangibile di una promessa mantenuta, di una protezione invocata e riconosciuta.
Il culto cresce, si organizza, supera l’antico patronato di San Giovanni Battista e si impone come riferimento spirituale identitario per Turi e i territori limitrofi.
Devozione popolare e derive novecentesche
La storia non si arresta nel Settecento. Tra il 1917 e il 1921, la figura di Oronzo De Carolis, noto come “core de Criste”, riaccende una devozione intensa e controversa. Visioni, pellegrinaggi notturni, fanatiche attese di prodigi portano la Chiesa e le autorità civili a intervenire.
Indagini, ammonimenti e infine la repressione di pratiche superstiziose segnano una fase delicata, studiata in profondità dalla storica Lia Daddato, che interpreta l’episodio come specchio delle tensioni sociali del primo dopoguerra.
Resta oggi, a memoria di quella stagione, la stele dei “penitenti” nel cimitero di Turi, silenzioso monito tra fede autentica e eccesso devozionale.

Una storia che continua
Oggi la devozione a Sant’Oronzo a Turi è misurata, consapevole, radicata nella storia, ma non per questo meno viva. Ogni 3 maggio, la Festa dell’Apparizione rinnova il legame tra passato e presente, tra memoria e identità.
Un patrimonio immateriale che rende Turi una tappa imprescindibile per chi desidera scoprire la Puglia più autentica, dove i luoghi parlano e la storia non è mai soltanto racconto, ma esperienza.
Crediti e fonti
Testo e ricerca storica: Giovanni Lerede
Fonti storiche principali:– Distinta Relazione sulla Grotta del glorioso martire Sant’Oronzo (1757)– Archivio della Chiesa Madre di Turi– Archivio di Stato di Napoli – Chartularium della Serafica Riforma di San Niccolò– Lia Daddato, studi pubblicati su Utriculus e Il Paese– Registri capitolari e documenti settecenteschi della Collegiata di Turi
Crediti fotografici:
Materiale d’archivio storico e iconografico ( Angelica DeTomaso )
Pubblicazione di riferimento:Il Paese, n. 332 – agosto 2025


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