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Tra pietre e storie
di un borgo autentico
Scopri l’incanto del borgo antico di Turi, tra vicoli di pietra, piazze nascoste e storie secolari. Un percorso che ti porta indietro nel tempo, per vivere l’autenticità di un luogo ricco di cultura, tradizione e fascino.


Quando il tempo prende forma: la torre di San Giovanni e la misura di un paese
Alla fine dell’Ottocento, questa domanda attraversa il Consiglio comunale, entra nei dibattiti, si insinua tra le carte e le perizie. Il sindaco Nicola Orlandi lo dice chiaramente: un paese civile ha bisogno di un’opera utile, ma anche decorosa, capace di appartenere a tutti. L’idea iniziale guarda al Palazzo Municipale, immaginando un orologio che si integri alla sua architettura, quasi a voler fissare il tempo dentro il luogo delle decisioni.

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12 giuTempo di lettura: 2 min


Radici che attraversano il mare
Nel 2004 Gary arriva a Turi insieme a sua moglie Margot. Non è un turista, non è un semplice visitatore: è un uomo che cerca. Cerca risposte, volti, tracce. Cerca di dare un senso a una storia che per anni è stata fatta più di supposizioni che di certezze. Ad accoglierlo ci sono mani familiari, quelle della cugina Maria e di suo marito Franco Cannataro, custodi inconsapevoli di un pezzo di quel passato.
Quando varca la soglia della casa dei nonni, in via Nardelli 11, il temp

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8 magTempo di lettura: 3 min


Vito Leonardo di Tonno (1660–1730)
Vito Leonardo di Tonno (1660–1730), nato a Turi, entrò giovanissimo tra i Padri Scolopi, unendo formazione spirituale e sapere tecnico. Trasferitosi a Castelnuovo (Manduria), si affermò come architetto di grande valore, ricordato come architectus peritissimus. Le sue opere riflettono un’architettura sobria e funzionale, intesa come strumento educativo. Uomo di carità e rigore, destinò ogni risorsa ai poveri e alle fabbriche dell’Ordine.

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15 aprTempo di lettura: 2 min


Accòme a li óve d’i móneche
C’è sempre qualcuno, in paese, che le cerca così: perfette. Le vuole fresche, grosse, a buon prezzo… e già che ci siamo pure con due tuorli, ché non si sa mai. E allora parte quella frase che non è solo un modo di dire, ma una piccola sentenza popolare: “accòme a li óve d’i móneche”. Non serve spiegare altro, perché dentro ci sta già tutto — il sorriso, l’ironia, e pure una certa presa in giro bonaria verso chi dalla vita pretende troppo e troppo bene insieme.

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8 aprTempo di lettura: 2 min


Il Monastero che divenne Carcere
Fondato nel 1623, il Monastero delle Clarisse rappresentava per la comunità turese un centro spirituale e sociale di grande rilievo. Ma tutto cambia con l’arrivo dell’Ottocento e, soprattutto, con le trasformazioni legate all’Unità d’Italia.
Nel 1838 prende forma una decisione destinata a segnare il destino del complesso: la costruzione di un nuovo monastero. Un progetto ambizioso, che già l’anno successivo – il 3 maggio 1839 – vede la posa della prima pietra.

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7 aprTempo di lettura: 3 min


Le celle della storia
Dietro le sue mura austere, nel corso del Novecento, sono passati uomini molto diversi tra loro: intellettuali perseguitati dal regime, aristocratici protagonisti di scandali, criminali finiti sulle prime pagine dei giornali e figure che, negli anni successivi, sarebbero diventate protagoniste della storia italiana.
Il carcere di Turi è stato infatti, per lungo tempo, un luogo di detenzione particolarmente duro, destinato anche ai detenuti politici durante il regime fascista

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1 aprTempo di lettura: 3 min


I ragazzi di Turi e il sogno dell’educazione
Tra il 1630 e il 1718 Turi fu teatro di una rivoluzione silenziosa: ventinove giovani, figli di famiglie modeste, entrarono nell’Ordine delle Scuole Pie seguendo l’ideale educativo di San Giuseppe Calasanzio. La Casa degli Scolopi divenne un centro di istruzione e riscatto sociale, formando educatori, architetti e religiosi attivi nel Regno di Napoli. Un’eredità culturale ancora visibile, che testimonia come l’istruzione abbia cambiato il destino di una comunità.

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20 marTempo di lettura: 2 min


La Croce, dove il paese si ferma e ricorda
La Croce di via Rutigliano a Turi è una grande edicola votiva ottocentesca che per secoli ha segnato l’ingresso al paese e il passaggio simbolico tra il mondo dei vivi e quello dei morti. Restaurata nel 1994, ruotata e ricollocata già negli anni Trenta, conserva forme neogotiche ispirate ai portali delle cattedrali. Oggi rappresenta il cuore identitario del rione della Croce e un luogo urbano da valorizzare.

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16 marTempo di lettura: 3 min


Il camposanto dei colerosi di Turi: memoria, pietà e comunità nel 1837
Nel 1837 il colera colpì duramente Turi, costringendo la comunità a una risposta rapida e organizzata. Nella valletta di via Castellana nacque il Camposanto dei colerosi, luogo separato e sorvegliato per le sepolture degli infetti. Artigiani, amministratori e farmacisti collaborarono per fronteggiare l’emergenza sanitaria. Anche dopo la fine dell’epidemia, il sito restò vivo nella memoria collettiva, ricordato ogni 2 novembre come segno di pietà, responsabilità civile e solid

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13 marTempo di lettura: 3 min


Stangachiàzze
A Turi, stangachiàzze indica chi “stanca la piazza”, sempre lì seduto o in piedi a osservare. Non solo un perdigiorno, ma una figura ironica e identitaria del borgo: custode del tempo lento, della memoria e della vita condivisa. Una parola dialettale che racconta l’anima della piazza e il valore dell’appartenenza.

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27 febTempo di lettura: 3 min


“Jèje figghie alla gaddìna bianghe”
“Jèje figghie alla gaddìna bianghe” è un modo di dire del dialetto di Turi che indica chi gode di privilegi o attenzioni particolari. L’espressione affonda le radici nella locuzione latina gallinae filius albae e in una leggenda legata a Livia Drusilla, moglie di Augusto, per cui una gallina bianca era simbolo di buon auspicio. Il dialetto trasforma così una storia antica in ironia popolare e memoria collettiva.

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13 febTempo di lettura: 1 min


Meh: l’espressione multifunzionale del parlato pugliese
“Meh” nel contesto pugliese non è tanto una parola con un significato fisso, quanto un’unità espressiva flessibile, capace di veicolare molti significati con una sola tonalità di voce — un po’ come uno sguardo, un’alzata di spalle o un’espressione del viso, ma verbalizzata. Questa qualità lo rende un tratto distintivo della comunicazione quotidiana, non solo nei dialetti, ma anche nella cultura popolare contemporanea.

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6 febTempo di lettura: 2 min


Dietro le grate, la vita
Dietro le grate del monastero di Santa Chiara a Turi, nel Seicento segnato da peste, carestie e povertà, la vita delle Clarisse si consuma tra fame, silenzio e disciplina. La Santa Visita del 1659 rivela conti in rosso, rendite perdute e vitto ridotto al minimo. Tra doti onerose, malattie e clausura sempre più rigida, le monache resistono: una comunità fragile ma tenace, che trasforma la privazione in testimonianza silenziosa.

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2 febTempo di lettura: 3 min


Oronzo De Carolis. Quando un paese cercò un segno
Nel primo dopoguerra, una Turi ferita cercò segni più che risposte. Oronzo De Carolis, uomo semplice e devoto, disse di ascoltare Sant’Oronzo nella grotta sotto la chiesa. Attorno a lui nacque un’attesa collettiva fatta di speranza, visioni ed eccessi. La Chiesa e le autorità intervennero. Non fu inganno, ma fede portata al limite: lo specchio di un’intera comunità in cerca di senso.

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27 genTempo di lettura: 2 min


Sant’Oronzo a Turi: tre secoli di devozione, tra grotta, visioni e storia viva
Nel cuore della Puglia, a Turi, la devozione per Sant’Oronzo nasce da una grotta e attraversa tre secoli di storia. Dal 1726, con l’apparizione a Fra’ Tommaso da Carbonara, il culto si struttura tra fede popolare e riconoscimento ufficiale. La Distinta Relazione del 1757, la costruzione della chiesa e le vicende novecentesche di Oronzo De Carolis raccontano una devozione viva, complessa, ancora oggi identitaria.

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23 genTempo di lettura: 3 min


“Proteggerò e salverò questa città” Sant’Oronzo, promessa scolpita nella pietra di Turi
Il monumento a Sant’Oronzo di Turi, realizzato tra il 1916 e il 1917, nasce dal voto di Gennaro Valerio dopo una guarigione inattesa. In pietra tufacea, la statua racconta una devozione profonda e popolare, scolpita nei simboli episcopali e nelle parole incise sul basamento: “Proteggerò e salverò questa città”. Un’opera che unisce fede, memoria ed emigrazione, diventando promessa collettiva e segno identitario della comunità.

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19 genTempo di lettura: 2 min


Il più giovane dei Caduti. Bersagliere Giuseppe Fortunato (Turi, 24 settembre 1899 – Monte Corno, 4 marzo 1918)
nacque a Turi nel 1899 e morì a soli 18 anni sul Monte Corno, il 4 marzo 1918. Contadino, figlio di una famiglia semplice, fu chiamato alle armi giovanissimo e assegnato ai Bersaglieri. La sua vita si spezzò tra gelo, fango e combattimenti della Grande Guerra. Ricordarlo significa dare voce a una generazione sacrificata troppo presto e custodire una memoria che appartiene a tutta la comunità.

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16 genTempo di lettura: 2 min


Turi, il luogo dove Gramsci imparò a resistere con le parole
Turi non è un luogo dell’anagrafe di Antonio Gramsci, ma lo è della sua resistenza. Qui, tra il 1928 e il 1933, in una cella illuminata anche di notte, il pensiero divenne rifugio e arma. Nei silenzi del carcere presero forma i Quaderni, mentre la presenza discreta di Tatiana Schucht e le voci di chi lo incontrò trasformarono la reclusione in memoria condivisa.

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12 genTempo di lettura: 3 min


Turi, la città che affiora dalla terra
Turi è una città che affiora dalla terra. Dalla preistoria all’età medievale, il suo sottosuolo restituisce tracce di villaggi eneolitici, necropoli peucete, tombe monumentali e mura antiche. Scoperte avvenute tra via Castellana, Lamarossa, piazza Chiesa e l’area della Biblioteca raccontano una storia millenaria spesso dimenticata. Un patrimonio archeologico diffuso che attende ancora una piena valorizzazione come risorsa identitaria e culturale del territorio.

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2 genTempo di lettura: 4 min


La pietra che prega. Stefano da Putignano e il Rinascimento pugliese
A Turi, nella Chiesa Madre, il Rinascimento prende forma nella pietra di Stefano da Putignano. Scultore e architectus del Quattro-Cinquecento, dà voce a una devozione concreta e popolare attraverso Madonne, Santi e gruppi monumentali. In una Puglia attraversata da guerre e crisi, la sua arte unisce romanico e Rinascimento in uno stile autentico e potente, capace di restare vivo nei secoli.

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30 dic 2025Tempo di lettura: 2 min
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