Il camposanto dei colerosi di Turi: memoria, pietà e comunità nel 1837
- TuriBorgoAntico

- 13 mar
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Nel 1837, quando il colera attraversò il Regno delle Due Sicilie come un’ombra inarrestabile, anche Turi si trovò improvvisamente a fare i conti con la paura, l’urgenza e il dolore. In quei mesi drammatici, il paese dovette riorganizzare in fretta non solo la propria vita quotidiana, ma anche il modo di accompagnare i morti, separando la paura del contagio dalla necessità di garantire dignità e rispetto ai defunti.
Fu così che, nella valletta lungo la via Castellana, nacque il Camposanto dei colerosi: un luogo oggi quasi dimenticato, ma allora fondamentale per la sopravvivenza stessa della comunità.

Il primo settembre 1837 il colera fece la sua comparsa ufficiale a Turi. Il Comune reagì con rapidità, organizzando interventi sanitari e strutturali straordinari. Tra le prime decisioni vi fu quella di costruire un carro funebre dedicato al trasporto dei colerosi, affidandone la realizzazione a Vitantonio Palmisano. Parallelamente si procedette all’allestimento del camposanto: il terreno venne acquistato, furono realizzate strutture lignee, recinzioni, cancelli e una cappella provvisoria, con il coinvolgimento di artigiani e maestranze locali, tra cui Giovanni Colapietro, Giovanni Aceto, Sabino Di Bella e Giovanni Conforto.
Il camposanto non era soltanto un luogo di sepoltura: era uno spazio sorvegliato, illuminato di notte da lampade ad olio, perché le inumazioni dei colerosi avvenivano spesso nelle ore notturne, lontano dagli sguardi e dal centro abitato. La comunità, pur stremata, continuava a funzionare grazie all’opera di figure chiave come il custode Giovanni D’Addiego, incaricato della sorveglianza continua dell’area.
Durante l’emergenza, un ruolo essenziale fu svolto dai “farmacisti di Turi”, tra cui Domenico D’Addiego, Rocco De Leonardis, Domenico Palmisano e Rocco De Leonardis, impegnati nella disinfezione delle abitazioni colpite e nella distribuzione dei rimedi disponibili. Le spese sostenute dal Comune furono ingenti e dettagliatamente annotate: dal trasporto dei cadaveri alle opere murarie, dall’illuminazione alle forniture sanitarie, fino alla manodopera necessaria per scavare le fosse.
Il progetto del camposanto fu approvato ufficialmente il 17 luglio 1838, mentre i lavori proseguirono tra difficoltà tecniche, problemi di approvvigionamento e continue verifiche da parte delle autorità. Nel settembre 1839, il Camposanto venne finalmente delimitato e reso stabile, ma già nel 1840 iniziava a perdere la sua funzione primaria, con la progressiva fine dell’emergenza colerica.
Eppure, la memoria di quel luogo non si spense del tutto. Ogni anno, il 2 novembre, la comunità continuava a ritrovarsi per una cerimonia di suffragio. Come ricordava Vincenza Spada, per decenni una processione partiva dalla Chiesa di Santa Chiara per raggiungere l’antico giardino della Chiesa Madre, dove un cippo funerario in pietra, con croce in ferro e iscrizioni latine, custodiva simbolicamente il ricordo dei morti del colera. Era un rito semplice, ma profondamente sentito, che univa fede, memoria e identità collettiva.

Il Camposanto dei colerosi di Turi non fu solo una risposta sanitaria a un’epidemia devastante: fu un atto di civiltà. In un tempo di paura, la comunità seppe organizzarsi, prendersi cura dei suoi morti e lasciare, tra pietre e registri comunali, una traccia indelebile di responsabilità e umanità.
Oggi, raccontare questa storia significa restituire voce a un luogo silenzioso, ma fondamentale per comprendere il passato di Turi e il modo in cui una piccola comunità affrontò una delle più grandi tragedie dell’Ottocento.
Fonti, citazioni e crediti
Articolo originale: “La costruzione del Camposanto dei colerosi nel giardino delle Monache di Santa Chiara”di Stefano De Carolis pubblicato su Il Paese, aprile–maggio 2015, p. 35 rubrica Storia di Turi 1838 – Il Camposanto nella valletta di via Castellana
Testimonianze orali: ricordi di Vincenza Spada, riportati nell’articolo
Fonti archivistiche: documenti comunali del Comune di Turi (1837–1840) Delibere del Decurionato, registri di spesa e atti dell’Intendenza di Terra di Bari
Crediti fotografici: fotografie storiche e immagini di supporto tratte dall’articolo originale pubblicato su Il Paese (2015)




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