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I ragazzi di Turi e il sogno dell’educazione

Quando il sapere cambiò il destino di una comunità (1630–1718)


Ci sono storie che non parlano solo del passato, ma continuano a respirare nel presente. Storie fatte di nomi, di date, di pietre consumate e di sogni ostinati. A Turi, tra il 1630 e il 1718, almeno ventinove ragazzi compirono una scelta radicale: lasciare la propria terra per abbracciare l’ideale educativo di San Giuseppe Calasanzio, entrando nell’Ordine delle Scuole Pie.

Erano figli di artigiani, contadini, famiglie modeste. Ma avevano ricevuto qualcosa di straordinario per il loro tempo: l’accesso allo studio. In un Mezzogiorno segnato da povertà, carestie e disuguaglianze sociali, la presenza dei Padri Scolopi a Turi rappresentò una vera rivoluzione silenziosa.


Una scuola per cambiare il futuro



Fondata nel 1630, la Casa degli Scolopi di Turi non fu soltanto un luogo di istruzione, ma un presidio culturale e morale. Qui si insegnavano grammatica, retorica, teologia, matematica, geometria. Qui si imparava a leggere, scrivere, pensare. Qui, soprattutto, si offriva una possibilità concreta di riscatto sociale.

Molti di quei giovani, una volta entrati nell’Ordine, partirono per Napoli, Chieti, Francavilla, Castelnuovo (Manduria), diventando educatori, architetti, rettori, maestri dei novizi, figure centrali nella vita culturale e religiosa del Regno di Napoli.





Vite che diventano storia


Tra queste emerge la figura di Vito Leonardo di Tonno (1660–1730), scolopio e architetto, autore di importanti opere a Castelnuovo, definito dai contemporanei “architectus peritissimus”. O Vito

Antonio Colapinto (1700–1758), servo di Dio, la cui morte suscitò clamore popolare e racconti di miracoli, tanto che la folla gridò: “Miracolo!”.

Accanto a loro, Vincenzo Maria d’Addiego (1755–1830), formatore illuminato e futuro Superiore Generale dell’Ordine, simbolo di una Chiesa che dialogava con la cultura, la scienza, l’Illuminismo, senza rinunciare alla propria identità.



La memoria scolpita nella pietra



A Turi, questa storia è ancora visibile. Nella Chiesa di San Domenico, una lapide ricorda l’impegno perpetuo dei Padri Scolopi nel celebrare una messa settimanale per l’anima di Nicola Gil, benefattore dell’Ordine. Sugli altari, nei dipinti, negli stemmi scolpiti, riaffiora il segno concreto di una comunità che ha investito nel sapere come forma di salvezza.


Un’eredità che ci riguarda ancora



Raccontare oggi i Padri Scolopi di Turi non significa celebrare un passato remoto, ma riconoscere le radici di una identità collettiva. Significa ricordare che l’istruzione pubblica, gratuita, aperta a tutti, è stata una conquista lenta e coraggiosa. E che anche un piccolo paese può diventare centro di irradiazione culturale.

Come scriveva uno dei protagonisti di questa storia, «tutti gli abitanti sanno scrivere e leggere». In quelle parole c’è il senso più profondo di un progetto educativo che ha attraversato i secoli.








Fonti e crediti

Testi e ricerche storiche

– Don Vito Ingellis, Trascrizione e sintesi da “Turi Chiesa Madre” n. 6/1972

– Matteo Pugliese, articoli pubblicati su il paese (aprile 2021; n. 116/aprile 2003; n. 74/luglio 1998

– Archivio Storico dell’Ordine delle Scuole Pie– Archivio Parrocchiale della Chiesa Madre di Turi

Inserto originale

Padri Scolopi, inserto speciale a cura di Giovanni Leredde, pubblicato su il paese, aprile 2021

Fotografie

Archivio "il paese"


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