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Confessioni di un’italo-americana

Doreen Netti e il ritorno alle radici


Ci sono memorie che non hanno bisogno di parole.Hanno il peso leggero di una mano stretta sul divano, il profumo del pane appena sfornato, il silenzio condiviso davanti a una televisione accesa. Per Doreen Netti, il primo legame con l’Italia non è passato dalla lingua, ma dai gesti.

Da bambina, trascorreva ore accanto alla nonna paterna, Ester Pasqua Palmisano, donna riservata, silenziosa, che parlava solo italiano. Nessuna delle due comprendeva davvero la lingua dell’altra, eppure si capivano perfettamente. Mano nella mano, giorno dopo giorno, fino a quando la nonna se ne andò.

Nel pomeriggio, dopo la scuola, Doreen raggiungeva i nonni materni. Il giardino del nonno era un universo ordinato e fertile: pomodori di mille varietà, zucchine, fagiolini, erbe aromatiche, fichi da proteggere dal gelo del New England. Il fico era un rito di famiglia: veniva sepolto sotto terra in inverno, riportato alla luce in primavera. Un gesto antico, ripetuto con rispetto, come una preghiera silenziosa per non perdere le radici.

In cucina, la nonna impastava senza bilancia né ricette. Tutto nasceva dalle mani, dalla memoria. Pane, pasta, biscotti delle feste, salsa. Doreen osservava, respirava, imparava. Le veniva affidato un piccolo pezzo di impasto, da lavorare insieme. L’italiano restava una lingua segreta, usata dagli adulti per non farsi capire, mai insegnata davvero. Ma il senso profondo passava comunque.

Quei pomeriggi furono tra i momenti più felici della sua infanzia. Anche il riposino obbligatorio faceva paura: il timore era perdere qualcosa, un gesto, una preparazione, un momento che non sarebbe tornato.

Poi, come accade in ogni famiglia, il tempo fece il suo corso. Prima il nonno, quando Doreen aveva solo sei anni. Poi la nonna. Allora non conosceva le loro storie, i sacrifici, il viaggio dall’Italia all’America. Non sapeva ancora quanto tutto questo avrebbe contato.

Anni dopo, restarono i cugini. Con loro riaffioravano i “vecchi tempi”: picnic estivi, pranzi domenicali interminabili, fotografie sbiadite, filmati di matrimoni, anniversari, volti che tornavano a vivere per un istante. Le storie dei nonni, raccontate ai figli e poi ai nipoti, diventavano frammenti da raccogliere con cura.

Doreen iniziò così: date di nascita, matrimoni, morti. Nomi, legami, incroci. Un lavoro paziente, interrotto e ripreso negli anni, mentre la vita andava avanti. Matrimonio, figli cresciuti in fretta, la casa che si svuota. E infine il tempo per viaggiare.

Il primo viaggio in Italia, nel 2018, fu una rivelazione. Venezia, Firenze, Roma. Al ritorno, una sensazione inattesa: un pezzo di sé era rimasto lì. Un richiamo sottile ma insistente verso i luoghi dei nonni, verso le origini mai viste.

Da quel momento iniziò il percorso per il riconoscimento della cittadinanza italiana. Documenti, certificati, attese. Un appuntamento fissato al Consolato di New York per marzo 2020, cancellato all’ultimo momento dalla pandemia. Poi l’invio dei fascicoli, l’accettazione, e infine due lunghi anni di attesa mentre il Consolato dialogava con il Comune di Turi.

In quel tempo sospeso, Doreen cercò ancora. Archivi, alberi genealogici, lettere spedite a decine e decine di famiglie nei comuni dei nonni: Casamassima, Sammichele di Bari, Turi. Più di 150 lettere, una sola risposta da Sammichele. E poi, il 28 luglio 2022, un’email da Turi.

A scrivere era Giovanni Palmisano.

Diceva che forse non erano parenti, ma che avrebbe provato ad aiutare. Bastò quello. Il cuore di Doreen si fermò per l’emozione. Da quel momento, uno scambio quotidiano di messaggi, documenti, fotografie. Pezzi di un puzzle che tornavano al loro posto. L’atto di nascita della nonna Pasqua, le strade dove aveva vissuto, la chiesa del quartiere, Sant’Oronzo, la memoria viva di Turi.

Quando Doreen arrivò a Turi, nell’ottobre 2022, non sapeva ancora che il B&B Aurelia, consigliato

da Giovanni, era la sua casa di famiglia. Né immaginava ciò che l’attendeva.

In tre giorni intensissimi, il tempo sembrò piegarsi. Incontri, abbracci, lacrime. Rosa e Anna, cugine di terzo grado. Altri parenti, legami che attraversavano più di un secolo. Camminate per il paese, il cimitero, la scoperta inattesa di una zia sepolta lì. Le orecchiette fatte a mano, insegnate dalle nuove cugine. Bari, la passeggiata serale, la vita che scorre.

Poi Sammichele di Bari, il paese dell’altro nonno. L’incontro con il sindaco, che portava lo stesso cognome: Netti. E infine la cena a casa di Giovanni, con la sua famiglia, accolta come una di casa.

L’ultima sera a Turi fu ancora un intreccio di volti e parentele ritrovate. L’addio, il mattino dopo, fu difficile. Perché in quei tre giorni Doreen non aveva solo visitato un luogo: era tornata a casa.

Il 17 aprile 2023 il Comune di Turi ha riconosciuto ufficialmente Doreen come cittadina italiana. Cinque anni di attese, ricerche, speranze. Un cerchio che si chiude.

«Sono nata americana», racconta, «ma ora so di appartenere anche alla città dei miei antenati».E per questo, tornerà ancora. Con lo stesso stupore. Con lo stesso amore.


Fonte e crediti

Articolo scritto da Miriam Valentini rielaborato da un testo del Prof. Giovanni Palmisano

Fonte originale: Turi Online

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