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L’Immacolata di San Giovanni Battista a Turi

Aggiornamento: 5 giorni fa

Una visione celeste del Seicento francescano


Nella penombra raccolta della chiesa di San Giovanni Battista a Turi, un’immagine silenziosa continua a parlare al cuore dei fedeli e degli amanti dell’arte. È l’Immacolata Concezione, tela seicentesca firmata da fra Antonio da Conversano, frate-pittore della vivace scuola artistica francescana, che ancora oggi conserva la forza di una visione mistica sospesa tra cielo e terra.

L’Immacolata non è solo un’immagine devozionale, ma un pensiero teologico tradotto in pittura. Come ricorda Mariella Donvito, Maria non viene rappresentata nel suo ruolo di madre, bensì nella sua elezione eterna: concepita senza peccato, scelta nella mente di Dio prima del tempo. Per questo la Vergine appare giovane, luminosa, discendente dal cielo, chiamata a riscattare la colpa primordiale con la sua purezza.



La tela, collocata nella seconda cappella a destra della navata, segue l’iconografia ispirata all’Apocalisse: Maria è in piedi su una sottile mezzaluna d’argento, le mani giunte in preghiera, avvolta da una veste rosata e da un ampio manto azzurro-blu impreziosito da bordure dorate. Sopra di lei, lo Spirito Santo e il Padre Eterno sembrano accoglierla in un abbraccio cosmico, mentre attorno un coro armonioso di angeli musicanti anima il cielo.

Ai lati della Vergine, come in un giardino simbolico, si dispiega un raffinato linguaggio di segni: palme, cedri, rose, fontane, porte chiuse e città ideali raccontano, senza bisogno di parole, le virtù di Maria. È una narrazione colta e complessa, che attinge al Cantico dei Cantici e alla tradizione biblica, facendo dell’Immacolata una delle immagini più alte e sofisticate dell’arte mariana del Seicento.

In basso, quasi nascosti dal tempo, emergono i segni della storia umana dell’opera. Il nome del committente, Giovanni Domenico Gonnelli, inciso con devozione per la salvezza dell’anima, e i resti di una firma consunta che ci restituisce l’identità dell’autore: fra Antonio da Conversano. Un artista di cui si conoscono poche opere, ma che seppe tradurre in pittura l’ideale spirituale della sua famiglia francescana, come testimonia anche una simile Immacolata conservata a Polizzi Generosa, in Sicilia.



Oggi questa tela, fragile e segnata dal tempo, chiede attenzione e rispetto. Il colore si assottiglia, la tela si lacera, e la bellezza rischia di spegnersi lentamente. È un appello silenzioso ma urgente: custodire l’Immacolata di San Giovanni significa preservare non solo un’opera d’arte, ma una memoria condivisa, un patrimonio di fede, cultura e identità che appartiene a tutta la comunità.


Credits

Testo originale: Giovanni Lerede

Rielaborazione: da articolo di Giovanni Lerede

Fotografie: Giovanni Palmisano


Fonti

Mariella Donvito, L’iconografia dell’Immacolata nella devozione confraternale, in Le Confraternite pugliesi in Età Moderna, a cura di Liana Bertoldi Lenoci, Scena Editore, 1988.

Benigno F. Perrone, I Conventi della Serafica Riforma di S. Nicolò in Puglia (1590-1835), voll. 1 e 3, Congedo Editore, 1982.

Salvatore Anselmo, Polizzi Generosa, Chiesa di Sant’Orsola, www.polizzigenerosa.it

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