Quel buon odore di pane fragrante... e il vicolo sembrava un’unica famiglia
- TuriBorgoAntico

- 9 feb
- Tempo di lettura: 2 min
C’era un tempo in cui il paese aveva un profumo riconoscibile, capace di guidarti anche a occhi chiusi. A Turi, quel profumo era il pane. Caldo, fragrante, vivo. Si insinuava tra le pietre dei vicoli, saliva lento lungo le scale, entrava nelle case come un saluto quotidiano. Era l’odore del forno d’Addante, detto “Cicoria”, e non era solo pane: era appartenenza.

Il forno più grande e antico del paese non era un semplice luogo di lavoro, ma un cuore pulsante. Costruito nel XVI secolo, quando Turi era ancora cinta dalle sue mura, custodiva tra volte in pietra e pavimenti consunti una ritualità fatta di gesti antichi, di silenzi operosi e di attese condivise. Ogni giorno, all’alba, il fuoco veniva acceso e con lui prendeva forma una giornata intera: non solo pane, ma focacce, biscotti, taralli, simboli di una tradizione che si tramandava senza bisogno di parole.

Quel forno apparteneva alla famiglia di Paolo Borracci, erede di un mestiere antico e di una responsabilità profonda. Perché fare il pane, allora, significava nutrire un’intera comunità. Nei giorni difficili, nei tempi di guerra e di povertà, quel luogo restava un punto fermo: si condivideva ciò che c’era, si aspettava insieme, ci si riconosceva.
Dopo decenni di attività, il forno chiuse, come accade alle cose che sembrano eterne solo finché esistono. Ma non scomparve. Restò lì, silenzioso, per circa un anno, finché l’amore per la memoria e per le radici lo riportò alla vita. Un restauro rispettoso, fedele, che non cancellò le tracce del tempo ma le accolse. Oggi il forno d’Addante è testimonianza viva di ciò che siamo stati, e forse, di ciò che siamo ancora.

Accanto alla storia del luogo c’è quella delle persone. Volti, famiglie, nomi che raccontano una Turi diversa, più lenta, più solidale. Un paese in cui ci si conosceva tutti, in cui un vicolo poteva davvero sembrare una sola famiglia. Dove la gentilezza non era un gesto straordinario, ma una consuetudine.
Questo racconto nasce dalla memoria di Paolo Borracci, uomo di rigore e di umanità, che seppe portare con sé il valore del lavoro anche lontano da casa, senza mai dimenticare le sue origini. È un omaggio alla madre Chiara, custode di odori, sapori e racconti; è un ritorno all’infanzia, a quei giorni in cui bastava seguire una scia di pane per sentirsi al sicuro.
Perché ci sono luoghi che non smettono di parlare. E il forno d’Addante continua a farlo, con la voce lenta della pietra e con il ricordo persistente di quel buon odore di pane fragrante.
Credits e fonti
Testo rielaborato da contenuti originali di Paolo Borracci
Articolo pubblicato su Il Paese, novembre 2015
Fotografie: archivio / pubblicazione originale




Commenti