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Casino Gonnelli... la Casa di Bacco, dove il viaggio diventava incontro

C’è un luogo, appena fuori Turi, che non chiede di essere spiegato: si lascia piuttosto ascoltare. Appare all’improvviso lungo la strada provinciale per Noci, dopo una curva lieve, come se attendesse da secoli il passo di chi sa osservare. È il Casino Gonnelli, un edificio antico, legato a una delle famiglie storiche del paese, eppure capace di parlare un linguaggio universale fatto di ospitalità, vino condiviso e tempo sospeso.

Qui il termine casino va inteso nel suo senso più autentico: residenza di campagna, luogo di sosta, casa pensata non per il lavoro dei campi ma per l’accoglienza. Una funzione che si riflette già nella sua posizione insolita, addossata al ciglio della strada, protetta da un alto muro che non isola, ma custodisce. Diversa dalle masserie arretrate e operative, questa casa sembra nata per chi viaggiava, per chi arrivava stanco e cercava ristoro.


L’architettura rafforza questa impressione. Il tetto a coda di rondine, il grande comignolo bianco che svetta dal filo di gronda, la struttura compatta su due piani, priva degli ampi spazi agricoli tipici delle masserie: ogni dettaglio suggerisce una destinazione più intima, quasi domestica, eppure aperta al mondo. Un edificio che osserva la strada e, allo stesso tempo, la invita a fermarsi.

Ma è la pietra stessa a raccontare il segreto del luogo.


Su una parete del Casino Gonnelli è incisa una iscrizione latina, semplice e inequivocabile, che trasforma la casa in una dichiarazione poetica:


Hic domus est Bacchi, fidis ubi dantur amicis Pocula mixta epulis, otia mixta iocis.

“Questa casa è dedicata a Bacco, dove agli amici fidati si offrono coppe di vino insieme al cibo, e l’ozio si mescola ai giochi.”

Non è solo una frase: è una visione del mondo. Qui Bacco non è eccesso, ma convivialità; il vino non è fuga, ma legame; il tempo non è produttività, ma condivisione. L’iscrizione, collocata in prossimità di uno degli ingressi sul lato strada, sembra rivolta a chi passa: un messaggio inciso per i viandanti colti, per chi sapeva leggere il latino e comprendere che quella casa offriva molto più di un riparo.

È facile immaginare il Casino Gonnelli come una locanda raffinata, una tappa scelta lungo l’antico itinerario che conduceva verso Putignano, Noci e la Valle d’Itria, quando la campagna era attraversata da boschi e silenzi profondi. Un luogo dove il viaggio si interrompeva per diventare incontro.

Al piano terra si aprivano probabilmente la cucina e la sala da pranzo, illuminate da piccole finestre e servite da un pozzo. Ambienti semplici, ma caldi, pensati per il convivio. Accanto, una sala voltata a botte con mangiatoie permetteva di accudire i cavalli degli ospiti, perché anche il viaggio aveva bisogno di riposo. Dal piccolo giardino interno, una scala illuminata da due ampie finestre conduceva al piano superiore, dove si trovavano le camere, più spaziose e accoglienti, forse affacciate sulla campagna.

Al centro della casa, un grande camino distribuiva calore durante l’inverno, rendendo il soggiorno confortevole anche nelle notti più fredde. Da qui lo sguardo poteva spaziare sui campi intorno a Turi, offrendo agli ospiti un riposo che era insieme fisico e interiore. Si ripartiva da questo luogo rinnovati, con il corpo sazio e lo spirito leggero.

Dal punto di vista storico, il Casino Gonnelli appare come una costruzione di origine più antica, rimaneggiata e ristrutturata nel corso dell’Ottocento. Non fortificata, non monumentale come Masseria Caracciolo o la vicina Masseria del Santissimo, ma proprio per questo preziosa: un raro esempio di architettura rurale dedicata al piacere dell’ospitalità.

Oggi questa casa silenziosa chiede attenzione. Un restauro rispettoso potrebbe restituirle la sua vocazione originaria, senza tradirne l’anima. Perché il Casino Gonnelli non è mai stato solo un edificio: è un’idea di accoglienza incisa nella pietra, un invito che attraversa i secoli.

E il nome, da sempre, lo racconta meglio di qualunque progetto futuro: Casa di Bacco.


Fonti e crediti

Testo originale: Giovanni Lerede, “Ecco la Casa di Bacco dove agli amici si dà vino, cibo e giochi”, pubblicato su Il Paese, luglio–agosto 2011.

Fotografie

Immagini riferite al servizio fotografico dell’articolo originale pubblicato su Il Paese (2011).

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